Quello che si è addormentato sul divano - Dicembre 2019

Sono a letto sotto 3 chili di piumone ed eccolo lì, davanti ai miei occhi, il Figo di Tinder: ha 4 foto, le prime due in borghese da bravo ragazzo con il pulloverino blu e il sorriso della Gioconda, la terza in camice che fa urlare "PRENDIMI CHE HO VISTO TUTTO E.R., GENERAL HOSPITAL E SCRUBS E VOGLIO FARMI UNO CON IL CAMICE, EROE (ancora inconsapevole) IN CORSIA: SONO TUA" e la quarta, quella birichina, a torso nudo con una frase del tipo "... e so anche usare il congiuntivo!".

Mm. Ci penso un po'. C'è qualcosa che non mi convince in quei pettorali, in quel sorriso da coglionazzo e soprattutto in quella frase "so anche usare il congiuntivo!", manco fossi alla ricerca di ripetizioni d'italiano da Mister Olympia. Però, in effetti, è bono e ho bisogno di un ripasso. In tutti i sensi.

E via, like al Figo di Tinder e via a letto verso un'altra spumeggiante giornata di merda. 

Inaspettatamente abbiamo fatto match. Io e il figo di Tinder. Dormo con un sorrisino scemo e cerco di dimenticare i congiuntivi nell'attesa di fare l'allieva indisciplinata in gonnellino scozzese e treccine.

La mattina seguente mi alzo e vedo ben 3 messaggi dal Figo di Tinder. Iniziamo a scriverci e scopro che è tecnico radiologo in una clinica famosissima frequentata dai VIP, ama suonare la chitarra e adora l'astronomia. Sulla carta è proprio figo. Ma sento puzza di bruciato, per non dire di peggio.

Ci accordiamo per bere qualcosa e la serata scorre piacevole: c'è un po' di palpabile imbarazzo, io mi scofanerei tutto l'aperitivo ma faccio la fighetta inappetente mentre sogno la montagna di crocchette di Fantozziana memoria, lui parla un sacco, anche di calcio ma soprattutto dei VIP che frequentano la clinica in cui lavora. Mentre lo guardo con gli occhi dell'amore e della fame (la sua testa assume le proporzioni di una coscia di pollo impanata e fritta) noto che effettivamente sa usare il congiuntivo.

La serata finisce, ognuno paga per sé e io torno a casa colma di aspettative e fame, soprattutto fame. Lui però mi avvisa che partirà per le ferie natalizie di lì a breve, tornerà a casa dalla sua numerosa famiglia a Foggia e quindi, probabilmente, non ci vedremo per un po'.

Forse, tra visioni di cosce di pollo e polpette fritte, ho sbagliato congiuntivo, mi struggo di dolore per qualche giorno pensando che il Figo di Tinder fosse effettivamente troppo bello per essere vero, fino a quando non mi scrive che a casa sua si è già stancato e siccome deve accompagnare suo fratello a Cesena, si fermerà una notte a Bologna prima di ripartire di nuovo per Foggia.

Ricapitolando: Foggia - Cesena - Bologna - Foggia. Tutto questo per dovere famigliare e pelo di figa.

Scatta il consuetudinario round di ceretta, trucco e parrucco tra un messaggio e l'altro. Si dimostra sempre carino ma inizia ad avanzare strane richieste. Innanzitutto sentenzia che mi bacerà solo e solamente dopo che avrò ruttato.

Ah.

Continua poi pontificando sulla nostra imminente serata sul divano ipotizzando che mi possa scappare anche qualche scoreggia. Rileggo. Sì, ha scritto SCOREGGIA. Lui vuole che io scoreggi mentre saremo accoccolati sotto il plaid.

Non che sia un problema per me cresciuta a fagioli e gara di scoregge con mia nonna mentre guardavamo Bud Spencer e Terence Hill, ma inizio a domandarmi seriamente il perché io mia stia sudando così tanto il mio primo rapporto sessuale da single. Cioè, devo scoreggiare e ruttare manco fossi uscita dalla gara annuale di mangiatori di hot dog di New York mentre ammicco seducente sul mio divano.

Ce la puoi fare Federica, ce la puoi fare, questa sfida è nelle tue corde e si gioca nelle anse del tuo intestino.

Arriva la fatidica serata, ho già bevuto una birra e sento già i primi effetti ma, stranamente, non mi esce nemmeno un rutto. Lui è splendido come al solito ma leggermente provato dal viaggio della speranza.

Ci mettiamo sul divano e guardiamo un documentario tragicomico su Fukushima. Dopo la pizza cipolla e salsiccia la vera Fukushima è localizzata nel mio intestino crasso in attesa di rilasciare fumi radioattivi di lì a poco. Nel frattempo sono gonfia come un pallone ma non ho la necessaria confidenza per emettere un peto e nemmeno un ruttino da collegiale.

Durante tutto questo mio struggimento da drama queen non mi accorgo che lui sta dormendo. Anzi, sta russando. Vorrei ruttare talmente forte da attivare tutti gli allarmi delle macchine parcheggiate nel raggio di 50 km, ma osservo il coglionazzo che dorme sul mio divano con un misto tra tenerezza e dissenteria imminente, quantomeno verbale.

Lo sveglio sussurrandogli un "hey" all'orecchio anche se avrei voluto ruttargli l'alfabeto fin dentro al timpano. Lui si scusa, ma nemmeno tanto, si alza e se ne va.

Ci scriviamo qualche giorno dopo, si scusa di nuovo, dice che mi spedirà una cartolina dal Messico visto che sta per partire per una vacanza di un mese.

Chiedo a questo punto ai narcotrafficanti messicani che l'hanno in ostaggio che almeno gli facciano spedire la cartolina per me, essendo passato più di un anno.

Il vecchio saggio del Lockdown Karmasutra dice: alcuni palloni gonfiati sono probabilmente un misto di peti e rutti, statene alla larga, tipo voi a Bologna e loro a Tijuana.

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